Periodici e personalità nelle relazioni italo-romene nel XIX secolo.

Nei decenni seguenti alle rivoluzioni del 1848 si è osservato un avvicinamento tra le opinioni pubbliche romena e italiana. Una parte dell'intellettualità romena nutriva un vero e proprio culto per l'Italia, vista come terra sacra degli antenati romani, da dove si erano avviati verso il Danubio anche gli avi dei Romani - i legionari e i coloni di Traiano. Dall'altra parte, gli italiani scoprivano chi fremeva per la causa italiana.
Il Piemonte e Cavour hanno appoggiato il desiderio dei principati Moldavia e Valachia di unirsi nel 1859, sotto il nome di Romania. Le relazioni reciproche si sono ampliate dopo che, nel 1877, a Romania ottenne l'indipendenza. Per ragioni di affari, o per diversi altri motivi, numerosi cittadini italiani visitarono la Romania.

Fra questi immigranti stabili, un nome si è imposto nella cultura e nel giornalismo romeno: quello di Luigi Cazzavillan.
Era nato nel 1852, a Arzignano, presso Vicenza, città dove seguì studi di tecnica. Partecipò con Garibaldi, in Francia, alla difesa di Digione, nel 1870-71, e fu promosso sottotenente sul campo di battaglia. Nel 1876 si arruolò come volontario nella legione italiana il quale si era costituita allo scopo di portare aiuto ai Serbi contro i Turchi.
Conclusa la pace, egli rimase in Romania. Sposò una romena, fu impegnato in attività di costruzioni ferroviarie, e finalmente si diresse verso l'insegnamento.
Dal 1880 si lanciò nel giornalismo. Fra i numerosi giornali da lui fondati, L'Universo divenne il più importante quotidiano indipendente romeno per più di sessant'anni.
li giornalismo portò a Cazzavillan successo e prosperità. Grazie alle sue generose donazioni fu costruita a Bucarest una scuola italiana, di nome Regina Margherita, e a Arzignano, la sua città natale, un ospedale. Si è spento in piena maturità, nell'anno 1902, quando aveva appena 50 anni.
Per uno dei suoi giornali aveva scelto un titolo in diretto rapporto con la missione che si era proposto di compiere nel suo paese di adozione: La fraternità romeno italiana.

In un editoriale, Cazzavillan espone così l'essenziale del suo programma e delle sue opinioni politiche e morali:
Durante a nostra carriera abbiamo promosso la fraternità tra i due popoli - romeno e italiano - e la difesa degli interessi comuni. Siamo liberali per principio, desideriamo il vero progresso, il progresso sicuro, sotto la protezione delle istituzioni della patria”.

Si proponeva anche di svolgere, col suo giornale, un'opera di educazione civica:
Diremo a entrambi popoli [...] e particolarmente alla loro gioventù, di amare il lavoro, di fuggire i vizi, di rispettare le leggi”.

Generalmente, il modello formale della composizione del giornate si presentava così: un editoriale, corrispondenze italiane, o giunte da altri paesi europei, cronache e commenti di avvenimenti politici accaduti in Romania, scienze e arti, racconti e novelle, massime e pensieri, curiosità e aneddoti. Frequentemente sono evocati i martiri della lotta per la libertà italiana, specialmente quelli ritenuti sconosciuti dai lettori Romeni.

Tra gli uomini politici poco conosciuti del Risorgimento italiano che si appassionarono alla causa dei romeni si deve ricordare il torinese Giovenale Vegezzi Ruscalla (1799-1885), suocero di Costantino Nigra e intimo amico di Cavour. Era stato prima seguace di Mazzini, poi si era avvicinato alle idee moderate e alla Monarchia sabauda entrando nella Società Nazionale. A questo proposito così Mazzini scriveva di lui in una lettera a Carlo Blind:

”Vegezzi Ruscalla, il segretario della Società Nazionale, diretta da La Farina, è il più intrigante fra tutti gli intriganti, il predicatore della dittatura, della Monarchia. Non è da quel lato che la democrazia germanica dovrebbe rivolgersi.”

Come deputato al Parlamento nel 1860-64, prese parte ai più importanti problemi riguardanti la preparazione dell'unità italiana. Avverso all'Austria che gli negò l'accesso ai territori da essa occupati, aprì la sua casa di Torino a molti fuoriusciti italiani, ma anche romeni di cui fu grande amico.

Alcune lettere indirizzate a Camillo Cesarini a Bologna da Vegezzi Ruscalla, allora socio della Società Nazionale e responsabile per i rapporti coi liberali tedeschi dei Principati danubiani e di altri paesi europei, mettono in rilievo il clima politico nel quale si realizzavano gli avvenimenti cruciali della nostra storia nazionale. Esse sono anche importanti per far luce sui rapporti da lui instaurati con gli studenti e gli esuli romeni presenti a Torino.

Le lettere sono importanti perchè dimostrano che già dal 1848 Ruscalla ebbe la convinzione che, per assicurare la vittoria italiana dell'unità e della liberazione del Lombardo Veneto, i popoli dell'Europa Centrale dovessero ribellarsi perché, in tal modo, la Francia e la Russia avrebbero dato minor importanza agli avvenimenti italiani. Egli aveva anche manifestata l'idea di una confederazione dei popoli discendenti dei latini compreso perciò anche il popolo romeno, opposta al Panslavismo. Egli pensava ad una fratellanza di sangue che avrebbe dovuto contribuire al rafforzamento della “razza latina”.

L'interesse di Vegezzi Ruscalla per i romeni risaliva già agli anni precedenti. I suoi studi etnografici e filologici sulla lingua romena e sulla sua origine latina erano noti non solo in Italia ma in tutta Europa.

Durante la guerra del 59 aveva scritto al Ministro dell'Interno per essere autorizzato a mettersi in contatto con gli ufficiali prigionieri austriaci di diverse nazionalità, specialmente romeni, boemi e polacchi per avere notizie e per parlare con loro delle rivolte nazionali dei loro paesi facendo così conoscere come gli Italiani parteggiassero per il loro ideale e per le loro aspirazioni.

Nel 1864, fu fondatore con il genero della Società Neo-latina di cui facevano parte anche alcuni studenti romeni che allora studiavano a Torino. La lettera del 30 settembre 1879 indirizzata a C. Mitileneu, diplomatico romeno a Roma così racconta l'avvenimento:

Mio genero fu con me fondatore della Società neo- latina che qui istituiamo nel giugno 1864 quando Torino era metropoli ed io ero Deputato alla Camera. La Società era intesa a formare un panlatinismo, ma più specialmente unirci alla Romania. Ne fecero parte tre studenti rumeni che erano qui, due di legge ed uno di medicina, tutti e tre moldavi: Scriban eletto segretario, Borsiu e Vercescu. Questa società assai numerosa aveva un foglio ebdomadario, durò quattro mesi.

Non ci sono per ora tracce del foglio menzionato, mentre è nota la lettera di risposta del principe I. A. Cuza alla lettera di felicitazioni che la Società mandò al principe per le riforme approvate per avere concesso ai suoi cittadini l'uguaglianza civile e aperto il Parlamento ad ogni ceto sociale.

Vegezzi ammirava Cuza per la sua politica liberale e fu nominato cittadino onorario della Romania e fu incaricato di insegnare all'Università di Torino Lingua e letteratura rumena. La figura politica di questo quasi sconosciuto piemontese ha due aspetti: il primo consiste nell'attività politico liberale al servizio dell'unità d'Italia, l'altro rivolto all'azione intrapresa per la libertà e l'indipendenza di quelle nazioni oppresse particolarmente se di origine latina.

Attivo si rivelò Marco Antonio Canini, professore alla Scuola Superiore di Commercio a Venezia. Anch'egli, come Vegezzi Ruscalla, era un fervido amico della Romania. Antonio Canini fu veneziano di nascita. Studiò diritto a Padova, dove si legò una costante amicizia con Niccolò Tommaseo.
Nel ‘48 si arruolò volontario nei distaccamenti toscani i quali si recavano a Venezia, per aiutare la lotta per la libertà della Repubblica.

Una volta giunto a Venezia, dichiarò, un po' inaspettatamente la sua adesione alla dottrina socialista di Saint-Simon, argomentandola nelle pagine di un suo giornale intitolato Il Tribuno del Popolo. Questo guadagnò delle simpatie appunto nel quartiere di Cannaregio, dove abitavano molte famiglie di operai.
In seguito ad un conflitto con Daniele Manin il capo della rivoluzione veneziana, fu incarcerato nella prigione della Giudecca, e poco dopo espulso da Venezia. Se ne andò a Roma, e li si mise al servizio del triumvirato Mazzini, Saffi, Armelllni.
Fu sostenitore fervente dell'unificazione politica dei principati romeni, strinse amicizie con membri importanti della scena politica romena, scrisse un'ode per elogiare il principe Alessandro Giovanni Cuza, quando fu eletto come primo sovrano della Romania unita. Ma, quando Napoleone III concluse con gli Austriaci l'armistizio di Villafranca, Canini, indignato, come molti italiani, scrisse un articolo contro l'iimperatore. Attiratosi la protesta dalla parte del console di Francia, fu espulso dalla Romania.
Quando scoppiò la guerra balcanica del 1876-78, giunse anche lui, come Luigi Cazzavillan, a Bucarest. Arrivò in tempo per assistere alla proclamazione dell'indipendenza romena. La sua costante e commovente amicizia per la Romania gli ispirò in un certo momento queste parole profetiche:
“Spero che, un giorno, Italiani e Romeni possano darsi la mano, per liberare i fratelli irredenti di ambo i paesi”.
Canini morì il 12 agosto 1891 (altre fonti dicono 1892), a Venezia.